Letterio Calascione

Rosso Sigaraia

INTERVISTA

 

- Perchè ha deciso di partecipare alla collettiva Decadence suite?

Essendo un artista, sono sempre a caccia di nuove proposte e spunti interessanti che mi permettano di operare al meglio e di ampliare le mie vedute.

Questo evento mi ha subito colpito perché è stato in grado di coinvolgere, grazie al tema proposto, quella che definirei la parte di più importante del mio essere.

I dialoghi avuti con voi hanno avuto un impatto così forte e positivo, che mi hanno catapultato (senza che me ne rendessi conto) in un mondo che non solo è fatto di lavoro, ma anche di stimoli e dialogo che mi hanno permesso di sentirmi a casa .

 

- Ci può presentare l'opera con la quale ha partecipato?

Rosso sigaraia viene fuori così, un po’ per caso dalle tante immagini che popolano la mia mente.

Come in moltissimi dei miei lavori, ho scelto di mettere in evidenza solo le parti essenziali, ma che al tempo stesso mettano in risalto il contenuto favorendone la fruibilità.

Non amo i fronzoli, perdermi in ghirigori e frivole decorazioni. L’arte per me è come l’acqua, capace di rinvigorirti con assoluta semplicità.

Nel lavoro realizzato ho messo in risalto il colore rosso e l’aspetto più fisico di questo stesso, rimandandolo direttamente al sangue, che in questo caso è sinonimo di delitto.

Non è necessario vedere il volto dell’assassina; talvolta i piedi e/o le scarpe di una donna, dicono tutto.

 

- Quali tecniche utilizza e qual è il suo metodo di lavoro artistico?

Premettendo che non sono un pittore, ma un incisore, la mia più grande passione è l’inchiostro.

Sarei capace di metterlo ovunque, ci condirei anche la pasta, è qualcosa a cui non posso rinunciare.

Alla base del mio lavoro, oltre ai vari inchiostri, ci sono gli acquerelli ( altro materiale a cui non posso dire di no) . La loro semplicità mi lascia ogni volta senza fiato, riescono a darmi sempre - o quasi - la massima resa.

Questi due sono le componenti essenziali del mio operato, il continuum della mia mano.

Tutte, o quasi, le mie opere sono realizzate usando questi strumenti, che mi permettono di esprimermi al meglio e portano fuori anche le sfumature delle mie turbe emotive con una sola pennellata.

 

- Come nasce un suo progetto: da che stimoli, suggestioni, ricordi, immagini, ...?

I miei progetti sono il frutto di una sfrenata ed illogica fantasia, arrivano velocemente, e se non sto attento, scappano via altrettanto in fretta.

Ho sempre con me carta e penna perché sento il bisogno perenne di appuntare qualunque idea o disegno.

Ci sono delle volte in cui riesco a mettere insieme il frutto dei pensieri di settimane e settimane per creare un solo lavoro, ma la cosa bella è che tutto si ritrova spontaneamente, quasi come se fossero delle calamite.

Nulla è costruito in maniera artificiale o lasciato al caso, cerco di far coesistere ordine e caos per tirare fuori dalla mia testa solo il necessario.

Le mie idee mi permettono di beneficiare di una vasta gamma di stimoli, ho tutto quello che mi serve sempre con me, basta saperlo tirare fuori. Poche sono le volte in cui mi metto a fissare qualcosa o qualcuno per creare o trovare un nuovo stimolo.

 

- Quali sono (se ci sono) i suoi artisti di riferimento?

E’ necessario e doveroso citare colui che amo: Egon Schiele.

Le sue linee cariche di un dinamismo sensuale e torbido hanno forgiato la mia mente sin da quando ho cominciato ad accostarmi al mondo dell’arte.

La sua influenza con gli anni si è sempre più affievolita, lasciando spazio al mio pensiero; ma devo dire che nei momenti meno allegri, torna sempre a trovarmi e la accolgo a braccia aperte.

 

- Con i suoi lavori vuole comunicare (e cosa?) con il pubblico? O il suo è più un dialogo con se stesso e un'analisi privata?

La comunicazione è uno dei miei dati caratteristici, amo interagire con la gente e parlare di moltissime cose.

Allo stesso modo mi esprimo attraverso i miei lavori, anche se preferisco scinderli in due categorie distinte.

Ci sono quelle opere che tengo nella mia sfera privata, nascono da un sano egoismo e dalla voglia di esorcizzare determinati stati d’animo al fine di sentirmi meglio.

Altre invece, che mi permettono di parlare agli altri utilizzando soltanto segni e gesti.

Tengo a precisare che non c’è una categoria più importante, sono ambedue forme di comunicazione aperte, l’unica differenza è l’interlocutore.

www.cinghialerosso.org
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